Heinrich Trop, Dust Wars!!!
Heinrich Trop, Dust Wars!!!

di Valerio “RoboGoat” Capra

L’approccio a questo camminatore di Dust 1947 è stata una nuova sfida per un patito di gunpla e di mezzi di Star Wars come me!

Fin da subito il pezzo mi è piaciuto sia per la linea sia per i particolari, e nella mia testa si è immediatamente materializzato un diorama con più elementi legati tra loro, con l’intento di creare una piccola scenografia bellica.

Come prima operazione sul camminatore ho deciso di chiudere la cabina di pilotaggio con una corazza autocostruita in plasticard arricchita da dettagli come rivetti, portelli e piastre. Per i rivetti ho impiegato dei trafilati tondi in plasticard incollati in appositi fori, praticati precedentemente col trapano a mano; per i particolari quali portelli, maniglie ed altri piccoli dettagli, mi sono servito delle option parts prodotte dalla casa giapponse Kotobukiya MSG. Ancora qualche modifica per questa sezione: una piccola pedana montata posteriormente, ricavata da un vecchio Valkyrie (aeromodello della serie Macross), e due bisacce di un vecchio set  militare Tamyia attaccate ai lati.

La zona del bacino, dove alloggia la meccanica di movimento delle gambe, è la parte che ha subito più modifiche a livello strutturale: ho allargato le anche con parti di altri kit, di conseguenza anche il suo punto di innesto per le gambe, inserendo piccoli giunti sferici (tipici dei gunpla) per ottenere maggior versatilità nella posa. Soddisfatto del risultato, ho utilizzato la stessa tecnica per gli snodi delle caviglie.

Per quanto riguarda gambe e piedi del camminatore, ho deciso di non apportare alcuna modifica, in quanto giudico queste parti molto caratterizzanti per il modello, grazie alla loro struttura e per il loro design.

Passo ora a descrivere il lavoro svolto sul suo armamento: alla sinistra del bipode ho lasciato il mitragliatore originale, cambiando solo le canne e inserendone un paio con sezione più larga; l’arma di destra invece è stata sostituita con dei lanciamissili di un kit Bandai, aggiungendo un radar autocostruito usando pezzi di plasticard e della MSG.

Dopo aver impostato le prime modifiche ho provato a montare il tutto, anche per valutare la posa di questa macchina bipode: grazie alle variazioni apportate ho avuto maggiori alternative per scegliere la posizione definitiva. Personalmente ho notato che il pezzo ha così guadagnato un carattere più aggressivo.

Come da mia abitune, ho proseguito con una prima mano di primer sulla cabina, utile per riuscire a vedere più chiaramente il risultato delle modifiche; poi per mezzo di un trapanino a fresa sferica ho creato una texturizzazione con battle damage su tutto il mezzo. Ho giudicato però che la sezione del bacino appariva ancora un po’ troppo sguarnita per i miei gusti, quindi l’ho munita di due tubi di scarico posteriori, una slitta sulla pancia e una presa d’aria nella parte frontale, al di sotto della cabina di pilotaggio.

Terminato il lavoro di fresatura per i battle damage, ho applicato il primer al resto del camminatore: bacino, gambe e relativi pannelli protettivi.

A questo punto il mezzo era pronto per passare alla fase di colorazione: ho iniziato con una leggera mano di grigio opaco Tamyia su tutte le superfici, per poi proseguire prima con colori acrilici (di diversi marchi), poi con colori ad olio e smalti per il weathering. Per quanto mi riguarda, questo passaggio risulta sempre più lungo dei precedenti: i chiaroscuri ad acrilico devono essere posti con consapevolezza, luci ed ombre occorre che rispecchino il più possibile la realtà.

Questa non è che una colorazione di base, la quale dovrà essere poi legata a tutti gli altri pezzi; dopodichè infatti ho proseguito con il montaggio e la pittura delle due Speeder Bikes della Star Wars Legion, ma non avendo ancora chiaro in mente come plasmare il diorama nella sua dinamicità, dopo aver colorato le Speeder Bikes le ho lasciate da parte per un pò di tempo, cominciando così a dedicarmi al diorama!

Devo dire che questa è stata forse la parte più creativa: ho studiato la scena e immaginato la dinamica tra i vari pezzi. Come si può notare, lo scontro è ambientato in una zona paludosa caratterizzata da canali d’acqua putrida, fango ed erbe palustri. Il camminatore è collocato a sinistra, con i piedi piantati nel terreno zuppo d’acqua stagnante, quasi come se stesse osservando anche lui insieme a noi la scena, fermo davanti ad un acquitrino dalla quale melma affiorano i resti della prima Speeder Bike abbattuta, e dello Stormtrooper fatto a pezzi. La seconda Speeder Bike invece, in arrivo da destra, sfreccia nell’atto di fuggire dalla macchina Dust, già pronta all’ingaggio.

Per realizzare tale scenografia, come prima cosa ho delineato e applicato su un pannello di MDF delle zone di affioramento del terreno (modellate con la pasta sintetica DAS) marcando in maniera ben fefinita le impronte del camminatore; successivamente ho ricoperto queste zolle con del fango (prodotto della Mig) e posiziono la vegetazione, ricavata da varie tipologie di piante e muschi tipici dei diorami per modellismo ferroviario. Si può notare che nella zona di passaggio della Speeder Bike la vegetazione è leggermente aperta a varco, questo perché ho voluto simulare lo spostamento d’aria per il transito del piccolo veicolo.

La vegetazione palustre, dopo essere stata così distribiuta, è stata anch’essa aerografata e ritoccata a pennello: sono partito da un nero di base, per poi arrivare ai verdi più chiari nella parte superiore dei giunchi, lasciando invece una base scura corrispondente alla zona bassa del terreno fangoso.

Piccoli ritocchi e modulazioni a pennello terminano la colorazione della vegetazione ed arriva il momento tanto atteso: l’acqua della palude. Non è stata la mia prima volta alle prese con i prodotti per la riproduzione dell’acqua nel modellismo, ma in questo caso ho dovuto “sporcare” il risultato! Per dare vita all’acquitrino ho usato una resina bicomponente della Prochima alla quale ho addizionato pigmenti puri (per non avere reazioni chimiche inaspettate), e ho caricato il composto fino ad ottenere una tinta verde marcio e il giusto grado di opacità, per raggiungere l’effetto torbido.

Ma veniamo alla fase “splatter” del lavoro! Perché prima di procedere alla colata, ho smembrato in varie parti una delle due Speeder Bikes, idem per il Stormtrooper, parti che ho sparso e fissato in vari punti dentro i canali. Con strisce di acetato ho delimitato i bordi del mio diorama laddóve terminano i canali e ho colato la “resina paludosa”. Ho dovuto attendere qualche giorno per la catalisi e la stabilizzazione, poi ho creato dei leggeri movimenti sulla superficie dell’acqua con del water gel della AK; invece nelle zone adiacenti al terreno e intorno ai resti galleggianti, ho realizzato una schiuma con un altro tipo di water gel della stessa marca.

Per finire, ho alloggiato il bipode e la Speeder Bike con il suo Stormtrooper ancora in sella nelle zone a loro destinate, e applicato gli ultimi ritocchi del caso a pennello, per legare al meglio tutti gli elementi tra loro.

A coronamento del lavoro, il diorama è stato incassato in una base di legno disegnata e costruita ad hoc; e vi assicuro che una bella base fa sempre la differenza, dai lavori più semplici a quelli più complessi, come in questo caso.

Mi ritengo abbastanza soddisfatto del risultato finale, tenendo conto del fatto che è la prima volta che mi metto alla prova nella ricostruzione di un ambiente palustre. Sicuramente la parte più difficile è stata collegare tutti gli elementi tra loro, in relazione al tipo scenario.

E’ per me un dovere e un vero piacere ringraziare la Dust 1947 e Ammo Drop nella figura di Luca Garlaschi per aver seguito il “work in progress” di questo mio lavoro, e non di meno per la richiesta di scrivere questo articolo che racconta le fasi di creazione e lavorazione.

Alla prossima sfida!

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